Il figlio del tuono

di Marina Ciangoli

È quasi doveroso parlare di questa figura sacra, santo patrono di tutti coloro che si incamminano verso un viaggio adempiuto fisicamente, ma che è profonda metafora del viaggio spirituale e interiore che ogni buon cristiano è chiamato a compiere, nel corso della sua vita terrena. Soprannominato da Cristo stesso “figlio del tuono”, San Giacomo Maggiore, tra gli apostoli prediletti di Gesù, è il primo fra essi a portare il pesante primato di martire, ma soprattutto a dare dimora ad una delle mete del pellegrinaggio della cristianità fin dal medioevo.

È nella cittadina nella rigogliosa e verdeggiante regione della Galizia, nel nord-ovest della Spagna, che sorge l’imponente cattedrale gotica di Santiago de Compostela, nel punto in cui sarebbero state ritrovate le spoglie del santo, in seguito ad una visione luminosa – da qui campus stellae, ovvero “campo stellato”, contratto poi in Compostela -, giunte fino alle coste spagnole a seguito del trafugamento del corpo, da parte dei discepoli dell’Apostolo martire.

Jusepe-de-Ribera-(Lo Spagnoletto)-San-Giacomo-Maggiore-1630-1635
Jusepe de Ribera (Lo Spagnoletto), San Giacomo Maggiore, 1630-1635, olio su tela, 78×64 cm, Museo del Prado, Madrid

Nell’iconografia della storia dell’arte, la rappresentazione di San Giacomo, si diffonde ampiamente, effigiato da diversi e importanti artisti nel corso dei secoli. Ci soffermiamo, su una delle versioni dipinte tra il 1630 e il 1635 dal pittore spagnolo, naturalizzato italiano, Jusepe de Ribera, detto Lo Spagnoletto.

Eccolo qui, si direbbe un uomo qualunque, dallo sguardo languido, compassionevole, persino rammaricato, in assoluta empatia con lo spettatore-pellegrino, con coloro, i fedeli, che spesso vivevano una condizione di estrema indigenza ed emarginazione.

Nell’estrema mimesis, d’impostazione caravaggesca, il San Giacomo di Ribera, palesa la sua esperienza pittorica in un momento privo d’aneddoto: nessuna scena si svolge, non ci sono personaggi di contorno, non c’è ambientazione paesaggistica: il santo è in rapporto prossemico con il fruitore, non vuole essere contemplato, osservato quale personaggio sacro, ma come dialogante costante e diretto, nell’intima religiosità domestica, quotidiana.

A distinguerlo dall’uomo comune, ci pensano i tipici attributi del santo, l’immancabile bastone del pellegrino, e in particolar modo, la peculiare conchiglia appuntata sulla veste, simbolo legato ai peregrinanti e, secondo la tradizione più accreditata, associato al rito del bruciare, spingendosi verso le coste, gli abiti consunti dal cammino e del rinfrancarsi dal viaggio cibandosi della capasanta, di cui conservavamo la conchiglia come ricordo e testimonianza del pellegrinaggio appena concluso.

L’opera di Ribera fu successivamente acquisita da Carlo IV di Spagna, per poi essere esposta nelle sale del Museo del Prado, dove tutt’oggi può essere ammirata.

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