Tra gli eventi dell’arte più attesi ci sono ormai le Fiere Internazionali, e tra le più importanti c’è senza dubbio Art Basel che dal 5 all’8 dicembre si è tenuta a Miami. Tra le gallerie di rilievo, si è presentata quella di Emmanuel Perrotin, schierando uno dei suoi storici pezzi da 90, il nostro Maurizio Cattelan. E’ vero, in teoria l’artista italiano più irriverente dei nostri tempi era andato in pensione qualche anno fa, ma chi segue Cattelan, sa bene che bisogna prendere con le pinze tutto ciò che dice e che fa.
Ad ogni modo, ormai immancabile, la polemica accompagna sempre le opere di Cattelan. Tant’è che nei giorni di Art Basel, nello stand di Perrotin, compare una banana attaccata al muro con uno scotch argentato.
Lo scandalo è negli occhi di guarda
Si dice spesso che l’arte contemporanea vada a caccia di scandali, per far parlar di sé, per vendere, per farsi notare. Ma se invece l’arte suddetta scandalosa, non lo fosse affatto? E se invece fosse il punto di vista, con la quale la si osserva e critica, ad essere errato? Magari, lo scandalo, come la bellezza, è negli occhi di chi guarda.
Le primissime reazioni sembrano essere tiepidine… Addirittura sembra una mera ripetizione di quanto fatto da Cattelan anni fa, attaccando con lo scotch il suo gallerista Massimo de Carlo con l’opera A perfect day del 1999. Insomma, una semplice citazione del suo passato, nulla a che vedere con la brillante installazione Eternity, di cui ho scritto qui. Non per niente il noto sito di Artribune, pubblica questo post:
Ma se c’è un errore che il pubblico tende a fare quando si tratta di Cattelan, e in genere dell’arte concettuale, è prendere il tutto alla lettera, fermarsi a ciò che la vista ci presenta, e aspettarsi una sorta di missione didascalica da parte dell’arte. I detrattori per lo più, lamentano il fatto che l’arte dovrebbe essere di immediata comprensione, ma questo significa non solo ridurre il potenziale linguaggio dell’arte, ma sopratutto denota un’errata convinzione secondo la quale l’arte ha perso quell’immediatezza per farsi cervellotica, difficile, ed elitaria. Niente di più sbagliato: l’arte è strabordante, da sempre, di significati, simbologie, letture che vanno oltre il senso della vista. Al di là dell’esecuzione, tradizionalista o concettuale che sia, l’opera d’arte è sempre frutto di un atto intellettuale, altrimenti si parlerebbe di artigianato. E’ con l’Umanesimo in particolare che l’artista si trasforma, pian piano, in intellettuale, e va da sé che questo comporta l’immissione di messaggi da scovare e che non sono mai, o necessariamente, immediati.

Oltre lo sguardo
Quanto detto è vero, a vari livelli, e lo è anche per Cattelan: le sue opere non vanno mai prese alla lettera. Nelle sue opere ci sono sempre almeno due livelli di lettura, che spesso e volentieri corrispondono, badandoci meglio, persino a due forme che convivono simultaneamente (V. l’opera LOVE). Comedian, questo il titolo dell’ultimo lavoro dell’artista padovano presentato ad Art Basel, nasce da uno studio durato circa un anno, che prendeva spunto dalla banana di Warhol, ma che in particolare, pare faccia riferimento alla battuta di Lucille Bluth, personaggio della serie tv Arrested Development la quale sostiene che i ricchi non sappiano quanto costi una banana. E qui il vero punto cruciale, Cattelan, come da sua prassi, non solo dissacra per l’ennesima volta l’aura dell’arte, eletta in passato, ad emblema del Bello e del Sublime, ma dall’interno ridicolizza nuovamente gli attori del sistema dell’arte – in particolare i collezionisti -, ribadendo quanto peso abbia la mercificazione e la speculazione dell’opera d’arte.
Ironia, questa sconosciuta
E parlando di Cattelan, non si può non tener conto che la sua cifra stilistica primaria è l’ironia. I detrattori, per lo più hanno manifestato dissenso su questo punto, affermando che non c’è proprio nulla da ridere in una banana proposta come opera d’arte. L’umorismo è certo soggettivo, ma per lo più questa mancata ilarità, come anticipato, deriva da una lettura letterale dell’opera.
Ed è subito cult
Comedian è però già un cult, motivo in più per affermare che l’opera è riuscita ed è andata a segno. L’errore che fa il grande pubblico è quello di prenderlo eccessivamente sul serio, alla lettera direi piuttosto, ma questo non vuol dire trattarlo da scemo, da idiota, da furbo come i più sbandierano. Cattelan non è scemo per niente, ma nemmeno furbo: è se stesso. E nel suo essere sarcastico e dissacrante verso quell’aura intramontabile che detiene l’arte tradizionale, tratta sempre, o quasi, tematiche cruciali (la morte, il doppio, l’Io,… ) e con questo tipo di arte non ci si può fermare alla sola vista (in genere non lo si dovrebbe mai fare, ma tant’è!). In questo assolutamente, è un’opera in linea con il suo percorso artistico.
E da potenziale flop, data la somiglianza ad opere dell’artista già prodotte, l’opera Comedian si trasforma in un vero e proprio tormentone, forse tanto inaspettatamente tanto quanto sono immancabili le polemiche a cui si assiste ad ogni lavoro di Cattelan.
Nascono allora una sequela di parodie e citazioni dell’opera, in parte per criticarla e in parte per aderire all’atto provocatorio ed ironico di Cattelan, tanto che a poche ore dall’inizio di Art Basel spunta un profilo instagram, aperto da Perrotin stesso, che raccoglie le parodie più riuscite. E a più di dieci giorni dalla fiera, gli hashtag sull’opera non si arrestano arrivando ora a più di 4000.

Qui vi lascio i link sull’hashtag #cattelanbanana e sul profilo instagram cattelanbanana:
https://www.instagram.com/explore/tags/cattelanbanana/ https://www.instagram.com/cattelanbanana/
Qui su Finestre sull’Arte potete leggere un resoconto dei diversi punti di vista della critica

