Un fenomeno più unico che raro, nell’era dell’iperesposizione, della ricerca del successo ad ogni costo e di un’ossessiva affermazione dell’Io, capita che accada anche l’esatto opposto, tant’è che in questa stagione espositiva il Chiostro del Bramante ospita la mostra dedicata all’illustre sconosciuto di Bristol: lo street artist Banksy.
Da sempre critico verso il sistema dell’arte, forse Banksy non apprezzerà l’ennesima esposizione non autorizzata delle sue opere. Sta di fatto però che intorno a lui e alle sue opere vige un interesse crescente, ed inevitabilmente organizzatori, gallerie, curatori rincorrono l’occasione di pregiarsi attraverso la messa in mostra delle opere di Banksy.
Il Chiostro, fino al prossimo 11 aprile 2021, potrà vantarsi di una ricca e prestigiosa selezione di opere provenienti da collezioni private e dalla Galleria Deodato di Milano. Si tratta nello specifico di circa 90 opere, ma nessuna di esse è un’opera muraria originaria, questo per preservare il contesto urbano cui appartengono. In esposizione i visitatori avranno modo di osservare le tirature in serie volute dallo stesso Banksy, firmate e certificate rigorosamente da lui e dalle sue società, per lo più opere degli anni ’90 e riportate su stampa, a fini commerciali, nel corso della prima decade degli anni 2000.
La mostra si sviluppa in varie sezioni tematiche, per cominciare Banksy e gli animali, dove si evidenzia lo stretto rapporto che l’artista ha con la rappresentazione degli animali in correlazione con gli istinti e le caratteristiche dell’uomo e della società, Banksy e l’icona è la sezione più smaccatamente pop, mentre Barely legal raduna alcune delle opere apparse nella prima e chiacchierata personale di Banksy in America, e ancora Music records una piccola sezione che però punta tutto sul legame indissolubile che l’artista ha con il panorama musicale.
Il percorso si conclude con due sezioni fortemente politiche: The walled off hotel il grande progetto alternativo a Betlemme realizzato a due passi dal muro che divide i territori israeliani e palestinesi, e Banksy a visual protest che oltre a dare il nome alla mostra e contenere l’opera volto dell’evento, Jack e Jill, è la sezione che mantiene ferma la funzione primaria della tecnica dei graffiti, fatta di forti messaggi dal sapore sociale e politico e che meglio identifica la poetica di Banksy.

In apertura troviamo importanti opere della storia recente di Banksy, specie se le consideriamo da un punto di vista mediatico: nella prima sala ci troviamo subito di fronte a Girl with ballon, celebre per essere finita nelle cronache per l’asta di Sotheby’s di due anni fa, che vide distruggere una riproduzione dell’opera sotto gli occhi increduli dei partecipanti per mezzo di un trita documenti, e Monkey Parliament una delle opere più significative e polemiche di Banksy nota per aver raggiunto il record d’asta di 11 milioni di euro lo scorso ottobre da Sotheby’s, nella sua versione ad olio intitolata Devolved parliament.

Il percorso, suddiviso per tematica, è un modo efficace per conoscere l’artista inglese, se si è dei neofiti, e in ogni caso, per avere un raffronto a tu per tu con una personalità così rilevante nell’arte contemporanea, capace di comunicare in modo immediato, ma non per questo univoco e semplicistico, le contraddizioni, le ipocrisie, i drammi e le tragedie della nostra epoca.
Si avrà modo di ravvisare come spesso Banksy utilizzi il mezzo del contrasto per la sua comunicazione artistica, il tragico e il comico, il dramma e la leggerezza, spesso si uniscono e creano il tipico linguaggio dell’artista. Vediamo l’artista impossessarsi di una tipica iconografia rinascimentale, un compianto di Cristo, dove però gli astanti anziché essere disperati per la morte del Figlio di Dio lo sono per la fine dei saldi. È l’opera Sale ends today, una spietata e impietosa critica verso il consumismo e verso l’atteggiamento reverenziale, se non appunto religioso, della società nei confronti di tutto ciò che è merce ed è mercificabile, basti pensare alle folli corse e alle interminabili file che si accalcano in eventi, fisici o virtuali che siano, come il Black Friday, l’Amazon Prime Day, se non per l’uscita dell’ultimo modello dell’ iPhone…

Non meno impietoso Banksy si dimostra verso il sistema dell’arte, che volente o nolente lo accoglie, lo acclama, lo ha reso celebre, e lui stesso ne fa parte nonostante lo rifugga o lo critichi aspramente. Un cane che si morde la coda: Banksy biasimando duramente il sistema vorrebbe starne fuori, ma di fatto è dentro il circuito, immerso fino al collo! Un’opera come Morons, che punta il dito contro il sistema dell’arte, secondo Banksy dominato da folli pulsioni al pari di quelle che guidano il consumismo, rappresenta una sala in una casa d’asta e un banditore che batte all’incanto un’opera con la scritta “non posso credere che voi idioti compriate davvero questa merda”.

È sì una critica al sistema che raggiunge folli cifre basandosi su mode e speculazioni, ma il sistema, per quanto contorto e controverso, è anche la stabilizzazione di ciò che un tempo era avanguardia se non addirittura utopia, permettendo l’ingresso ufficiale ad artisti fuori dagli schemi di diventare dei professionisti, un accesso consentito persino ad un artista la cui identità celata è forse uno degli interrogativi più intriganti del nostro tempo.
Si dà quasi per certo che Banksy, oltre ad avere origini nei movimenti della street art della sua città d’origine, Bristol, sia legato a doppio filo al mondo della musica e, forse, la sua identità si nasconde proprio dietro un volto celebre della scena musicale. Una delle ipotesi è che si tratti del fumettista Jamie Hewlett, noto per aver creato, insieme a Damon Alban dei Blur, la cartoon band Gorillaz, ma si è pensato a Hewlett come possibile volto di Banksy anche, e soprattutto, perché fu il primo a venderne e stamparne le opere negli anni ’90.
Tuttavia una delle ipotesi più accreditate fa ricadere, piuttosto, l’identità di Banksy nella figura di Robert del Najia, il leader del gruppo Massive attack, per una serie di curiose coincidenze. Robert del Naja, anche lui di Bristol, esordisce come writer con lo pseudonimo di 3D, e in un’intervista Banksy avrebbe dichiarato di essersi ispirato nei suoi inizi proprio ai graffiti del musicista britannico. Ma non è tutto. I più attenti hanno notato singolari coincidenze tra le date dei tour dei Massive attack e la comparsa di nuovi “attacchi” a suon di graffiti di Banksy. La ciliegina sulla torta la mette il deejay Goldie che, parlando di Banksy durate un’intervista radiofonica, si lascia sfuggire il nome di Robert…

Pur non mettendo in evidenza aspetti nuovi o poco indagati dell’artista inglese, la mostra al Chiostro del Bramante, con una buona e rilevante selezione delle opere, sviluppa un percorso esaustivo ed interessante, grazie anche alle didascalie accattivanti ad alta fruibilità, accompagnate dall’entusiastico commento della speaker e conduttrice Angela Rafanelli che ogni visitatore potrà ascoltare nell’audioguida da scaricare sul proprio dispositivo prima dell’ingresso alla mostra.
Non meno importante, una così mirata selezione delle opere disposte in un allestimento leggero e dilatato, ha permesso lo sviluppo di un percorso espositivo che non appesantirà la maggior parte dei visitatori.
